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Gli angeli - Vasco Rossi

Gli angeli di Vasco Rossi da Nessun Pericolo per Te

Gli Angeli, grande assente a Modena Park.

Ragazzi, prima di parlare di quello che per me è "IL CAPOLAVORO" del genio di Zocca, qualcuno mi sa dire perché non l'abbia cantata a Modena Park??????? È l'unico neo che ho trovato in questo grandissimo concerto :(

Gli Angeli: il capolavoro di Vasco Rossi

Ed eccoci a parlare del capolavoro della rockstar di Zocca: gli angeli! A mio parare il suo brano migliore. Il testo è molto breve e criptico, e, di fatto, di non semplice comprensione se non si ha chiara la stesura. Si tratta di uno schema molto originale e complesso, che il Vasco ha saputo portare a termine con maestria.

Vasco Rossi e Maurizio Lolli

E'  un dialogo tra Vasco Rossi e Maurizio Lolli, il suo ex manager, morto di cancro ai polmoni (oltretutto fumatore di Lucky Strike). Paradossalmente "il morto" sembra il cantante, mentre colui che parla dall'aldilà sembra molto più cosciente della realtà. Non è poi strano, spesso guardando le cosa dall'esterno le cose sembrano molto più chiare. Per citare Oliver Stone: "a volte ti capitava di guardare attraverso le sbarre e pensare: ma la fuori siete diventati tutti matti?".
Il primo a parlare è il morto:
Quello che si prova
Non si può spiegare qui
Hai una sorpresa
Che neanche te lo immagini
E cui risponde il vivo:
Dietro non si torna
Non si può tornare giù
Quando ormai si vola
Non si può cadere più

Un dialogo con l'aldilà

E l'annuncio di quello che gli sta per succedere, ma è anche una considerazione più generale di com'è la vita. La sorpresa è quella del cancro ai polmoni naturalmente, ed è anche un prendere coscienza del "dove siamo arrivati". La vita è come un volo, una volta partito non puoi più scendere, o, in altre parole non puoi più tornare indietro. Maurizio ha scelto una vita "rock", ora arriva il momento di pagare il conto e non esiste modo di sottrarsi.
Queste le parole di Maurizio:
Vedi tetti e case
E grandi le periferie
E vedi quante cose
Sono solo fesserie
E da qui
Qui non arrivano gli angeli
Con le lucciole e le cicale
E da qui
Non le vedi più quelle estati lì
Quelle estati lì

Come ci vede chi ci guarda

Nella prima parte una bellissima visione dal di fuori. "Vedi tetti e case, e grandi le periferie..." è una frase molto efficacie per descrivere la caotica, affannosa e forsennata corsa al progresso, al fare, al progredire, ma, alla fine dei conti, quante fesserie!!!!
Nella seconda parte c'è l'anima di Vasco Rossi, quella stessa anima descritta in moltissime sue canzoni, come "sballi ravvicinati del terzo tipo" o "un gran bel film": non aspettiamoci un aiuto dal cielo! Da cielo non arrivano gli angeli a salvarci! Poi tocca di nuovo al cantautore:
Qui è logico
Cambiare mille volte idea
Ed è facile
Sentirsi da buttare via!!
Qui non hai la scusa
Che ti può tenere su
Qui la notte è buia
E ci sei soltanto tu
L'insicurezza di chi vive in questo mondo, che non ce la fa, che si sente abbandonato e solo e che continua a sperare in un aiuto dal cielo. 
Vivi in bilico
E fumi le tue lucky strike
E ti rendi conto
Di quanto le maledirai
E da qui
Qui non arrivano gli ordini
A insegnarti la strada buona
E da qui
Qui non arrivano gli angeli!! 

Il pessimismo di Vasco Rossi in tutta la sua forza

Ancora un presagio: "fumi le tue lucky strike e ti rendi conto di quanto le maledirai", frase particolarmente efficace detta da una persona che come lui fumava lucky strike ed è morto di cancro ai polmoni. E poi la mazzata finale in risposta alla solitudine e all'insicurezza: "da qui non arrivano gli ordini ad insegnarti la strada buona, da qui non arrivano gli angeli". Una gelida conferma al fatto che la notte resterà buia, che ci sei soltanto tu e che puoi cambiare idea mille volte, che tanto non arrivano gli ordini dal cielo ad indicarti la strada giusta.

Nota di merito per Mike Landau

In questo sito parlo solo di testi, ma in questo caso non posso evitare una menzione di merito all'immenso Mike Landau e al suo assolo di chitarra a fine brano! Questa è una delle migliori, se non la migliore, canzone di Vasco!

Commenti

  1. Premesso che ti faccio i complimenti, perché per la prima volta ho trovato qualcuno che commenta dei brani come vere e proprie poesie, come quando al liceo leggevo i critici commentare i Pascoli e i Leopardi.
    Però consentimi di dissentire su un paio di punti: l'analisi generale è buona, la contrapposizione di dialogo tra un vivo e un morto è evidentemente corretta, ma entrambe le prime due strofe sono da attribuirsi al "morto" o a colui che sta assurgedo in cielo, o meglio in un al di là laico.
    Le contrapposizioni sono scandite da "quí - e da quí - e da quí" la "e" di congiunzione da continuità di luogo.
    Quando invece nella terza strofa troviamo "Quí", allora comincia la contrapposizione col "vivo" e/o col pensiero in vita.
    Oltre al quí comunque nelle prime due strofe ci sono diversi passaggi che lo fanno comprendere.
    Ma poi semplicemente, 2 strofe al "morto" e 2 al "vivo".
    Non sto a spiegare l'amarezza di chi scopre un al di là laico... (Non arrivano gli angeli - notte buia etc).
    Per il resto complimenti! Anche per il commento sull'assolo di chitarra!

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    Risposte
    1. Grazie per i complimenti, ma, soprattutto, per i suggerimenti. Il tuo approccio molto formale e "tecnico" può aggiungere molto a questo sito che nelle intenzioni è nato proprio per collaborare a sviluppare le migliori interpretazioni, col contributo della "community". Ero cerco di inserire i tuoi contributi all'interno del brano. Ma perchè hai scritto come anonimo? Se hai altri contributi riportali pure, anzi, se vuoi ti do un accesso così puoi scrivere direttamente nel blog

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  2. Complimenti per la spiegazione. Però adesso, leggendo anche il commento, faccio confusione e non capisco quali sono le strofe del "morto" e quali del "vivo". Help me ;)

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  3. Io non lo interpreto come un dialogo. Secondo me a parlare è soltanto il defunto, che inizia a illustrare la sua nuova condizione.
    Intanto bisogna dire che il presupposto di Vasco è sempre il nichilismo, che si manifesta attraverso un ateismo disperato e polemico. Personalmente non lo condivido, soprattutto nelle sue estremizzazioni e a volte banalizzazioni; a farmi piacere il brano è però il calore tutto umano che, nonostante la rabbia cupa per la perdita di una persona cara, riesce ad emergere tra le pieghe di questo canto funebre. La confessione del defunto e le sue nuove amare consapevolezze comunicano infatti un malinconico senso di rimpianto che immancabilmente mi commuove.
    La sorpresa che dice di provare nei primi versi ha un valore sarcastico. Non ci sarà infatti nessuna sorpresa secondo Vasco, e questo lo spiegherà bene dopo, sempre affidandosi alle parole di chi ha già visto l'aldilà. Il morto continua nel suo racconto: conferma che purtroppo il luogo dove si trova è definitivo, non si può sperare di tornare indietro. Mostra subito nostalgia quando parla del mondo che ha lasciato e che ora guarda dall'alto, delle case, delle periferie (Vasco proviene da una zona di montagna a cui è molto legato e da questo particolare nasce l'immagine affettuosa delle "grandi periferie" del mondo). Dalla sua tristezza, si intuisce il contrasto con la dimensione in cui si trova adesso, che appunto non offre nulla. Ma dall'alto può anche osservare la Terra con occhio più critico, non soltanto rimpiangendola ma caomprendendo finalmente che tante cose della vita degli uomini "sono solo fesserie". E adesso, se qualcuno si stesse chiedendo cosa ne è stato delle promesse della religione cristiana, arriva la stoccata: da qui, da questo posto che il morto sta descrivendo, non arrivano gli angeli, non c'è nessun aiuto divino. Quindi, cari umani, è inutile che riponiate le vostre speranze nella salvezza eterna.
    L'espressione "con le lucciole e le cicale" credo si riferisca a una visione folcloristica degli angeli, come una credenza popolare che è stata inculcata a Vasco fin da piccolo. Insomma, solo superstizione, adesso ne ha la conferma.
    Successivamente si fa riferimento a tutte le estati vissute sulla Terra, che sono ovviamente sinonimo di luce e di vita. Altro motivo di nostalgia.
    Nei versi seguenti, a mio avviso, la parola non passa a Vasco. Non ce ne sarebbe motivo. È ancora il morto che continua a raccontare e ad approfondire ciò che ha scoperto: qui, in un luogo senza Dio e senza regole, anche la ragione non ha più punti di riferimento; concetto espresso benissimo dalla frase ossimorica "è logico cambiare mille volte idea". Mentre "è facile sentirsi da buttare via" perché la nuova vita dopo la morte non ha alcun senso, ci si ritrova dispersi in un vuoto assoluto dove non si ha neanche la "scusa che ti può tenere su", ovvero un appiglio, un credo, un ideale, insomma tutte quelle fesserie di cui si parlava poc'anzi. Qui "la notte è buia e ci sei soltanto tu", solo, abbandonato in un nulla eterno di foscoliana memoria. Poi una considerazione su quella che è stata la sua esistenza sulla Terra: "vivi in bilico e fumi le tue Lucky Strike". Solo adesso però si rende conto di quanto le avrebbe maledette, dato che il cancro ai polmoni è stato la causa della sua morte.
    Infine la chiusura. Si ribadisce con spirito polemico che da qui nessun Dio impartisce ordini per indirizzarti sulla retta via (notare il sarcasmo con cui Vasco pronuncia "a insegnarti la strada buona"); non esiste la retta via, perde di significato tutto quello in cui gli uomini hanno creduto per millenni, una morale che avrebbe dovuto governare il mondo.
    In questo senso allora i veri angeli sono proprio coloro che perdono per sempre il privilegio della vita, e ci guardano inerti da lassù. A loro è dedicato il brano, non certo agli angeli della religione cristiana, che per l'appunto non esistono.

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  4. La visione di Vasco è certamente scura, pessimista, priva di speranze ed illusioni; la sua spiritualità (perché comunque lo reputo una persona abbastanza sensibile da averne conservato almeno un po') riguarda piuttosto la vita stessa, l'intensità delle emozioni provate, un sentimento di amicizia aggregante percepibile fin da Siamo solo noi, l'amore, non tanto per le cose terrene, quanto per gli affetti e i per quei legami costruiti nel corso di tanti anni. È questo, mi pare di leggere tra le righe, che per Vasco rappresenta la vera salvezza.

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