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Il gergo di Max Pezzali e degli 883

max pezzali e repetto si fanno fotografare a bordo di una harley davidson 883

I modi di dire dei ragazzi cresciuti negli anni 80.

I testi di Max Pezzali e degli 883 sono molto semplici ed immediati, ma alcuni dei loro modi di dire appartengono ad un gergo poco noto ai ragazzi, in quanto in uso della generazione degli anni '70. Alcune frasi poi non sono ovvie come potrebbe sembrare. Non che questi testi richiedano una parafrasi, ma magari vale la pena spendere qualche parola per chiarirli. Partiamo dal nome del gruppo:

883:

è la cilindrata delle Harley Davidson di serie B, contro le ammiraglie che all'epoca avevano 1340cc. Ha un doppio significato: la moto simbolo della libertà e della ribellione, ma il modello "dei poveri". Della serie "vorrei l'Harley, ma non me la posso permettere". Come a sottolineare che in fondo gli autori volessero sentirsi qualcuno, pur consapevoli che non erano dei numero 1. In diverse interviste Max Pezzali ha dichiarato che lui e Repetto si sentivano quasi dei perdenti, snobbati dalle donne e dai bulli della loro classe, e abbiano scelto di fare musica per un desiderio di rivalsa.

Due discoteche 103 farmacie.

Pavia è la città delle cliniche e, di conseguenza, delle farmacie. Una città dove è facile trovare un'aspirina, ma difficile trovare un divertimento o una trasgressione. Va presa quasi in modo letterale.

Te la tiri.

Espressione tutt'ora in uso, che sta ad indicare una ragazza che fa credere a tutti di non "darla" perché ha pretendenti di gran lunga migliori, ma che, alla fine, è sempre sola.

Cumuli di roba e di spade:

negli anni 80 "la roba" non era la droga in generale come adesso, ma era riferita propriamente alla cocaina. Le spade invece sono le siringhe con cui ci si inietta l'eroina. Chiaro che la canzone è riferita ad un tossico.

Con un deca:

"il deca" era la banconota da 10.000 lire, l'equivalente di 5,16 € di oggi. Era la cifre che normalmente davano i genitori ad un ragazzo per il sabato sera. Il deca era anche il taglio minimo dei distributori automatici di carburante, per cui, se un sabato dovevi fare la benzina, ti eri giocato i soldi per ingresso in discoteca, sigarette e alcolici.

Regina del Celebrità:

si tratta di una ragazza immagine, di un'immaginaria discoteca chiamata "celebrità", che nulla ha a che vedere con il Celebrità di Novara. Probabilmente si fa rifermento all'"ombelico" di Pavia. Diversamente la sala giochi Jolly Blu è realmente esistita e andava parecchio di moda negli anni 80. A Pavia naturalmente. Aggiunta: un anonimo nei commenti ci scrive: "la discoteca celebrità non era immaginaria ma esisteva in centro a Pavia il mitico Cele la domenica pomeriggio quando ero ragazzino e in settimana la sera quando ero piu grande.....".

S'incazza:

oggi i ragazzi escono e sono facilmente reperibili al cellulare. I genitori li aspettano alzati e, spesso, li vanno a riprendere in discoteca. Negli anni 80 non era così. Si usciva dicendo che si andava a casa di un amico, in oratorio, o, al massimo, al bar della piazza a giocare a calcetto. I genitori non potevano controllare, visto la mancanza di cellulare, e quindi si fidavano (o almeno era quello che credevamo noi) e andavano a letto. Quando poi si tornava dalla discoteca ad orari assurdi, si facevano le scale "come un ninja" per non svegliarli e non farsi scoprire (i Ninja sono coloro che praticano l'arte marziale Nun Jitzu, creata per i "banditi" dell'epoca, ed era fondamentale spostarsi senza fare rumore). Chi s'incazza naturalmente è la mamma. "Questa casa non è un albergo" di solito va di moda dai 20 anni in su, ovvero quando i genitori non possono più metterti dei paletti sui tempi d'uscita. All'epoca non aveva senso restare a casa, visto che non esistevano computer, cellulari e la TV aveva pochi canali (idioti come oggi per'altro). Era normale allora che il ragazzo si vedesse a casa solo a ora di cena e per dormire, da cui casa=albergo.

Rotta per casa di Dio: "ci sarà un'autostrada la":

solo negli ultimi vent'anni i locali hanno preso l'abitudine di tenere aperto fino a tarda notte (o anche tutta la notte in certi casi). Al tempo l'unico modo di bere qualche cosa o di comprare un pacchetto di sigarette fuori orario era di andare in un atuogrill. Può sembrare paradossale che per una consumazione tocchi entrare in autostrada, andare in autogrill, proseguire fino all'uscita successiva e quindi, pagare il ticket e fare il percorso inverso, ma all'epoca non esisteva alternativa. Tenete conto poi che al tempo la benza costava meno di mille lire (50 centesimi di euro) al litro (e le macchine consumavano poco di più di oggi).

Nella notte:

"loro vanno in discoteca solo per ballare", era riferito a quelle che sa la tiravano o quelli che se la tiravano, che passavano tutta la notte da soli ad annoiarsi, ma non legavano con nessuno per fare i fighi o le fighe!

Il grande incubo:

la paura di guardarsi dentro e scoprire di non essere belli come si credeva. Ricordiamo che il primo hotel è il nostro io interiore, esattamente come lo stupido hotel di Vasco rossi.

Gli anni:

tanti riferimenti ai miti dei nostri (mio e Pezzali) anni di gioventù. Ovvero:

  • gli anni d'oro del grande Real: il Real Madrid di Di Stefano, vincitore di 5 coppe dei campioni consecutive, battendo, tra le altre, in finale Fiorentina e Milan. In realtà c'è un gap temporale, visto che il grande Real era quello della seconda metà degli anni 50. È anche vero che durante gli anni 80 ancora aleggiava un'alone di leggenda attorno a questa squadra.
  • gli anni di happy days: si potrebbe semplificare dicendo che ai miei tempi sapevamo che era ora di cena perchè sentivamo la sigla del telefilm arrivare dalla cucina
  • ralph malf: era l'amico idiota del grande Fonzie
  • gli anni delle immense compagnie: quando non esistevano i cellulari era difficile darsi un appuntamento. Si usava un altro sistema: il sabato sera (o venerdì o quando fosse) ci si trovava tutti al bar. Chi c'era c'era, chi non c'era voleva dire che aveva altro da fare. Una volta radunati si decideva dove andare. Naturalmente ognuno aveva il suo bar con i suoi amici, che formavano quella che si chiamava "la compagnia". Quindi, visto che una compagnia era formata dagli amici, gli amici degli amici e via dicendo, la compagnie diventavano davvero immense. Non era raro vedere partire da un bar un gruppo di 100 persone per una festa.
  • gli anni in motorino sempre in 2: quando la suddetta compagnia si radunava per andare ad un evento, i mezzi di trasporto erano un problema. Qualcuno aveva il motorino, qualcuno la macchina e qualcuno era a piedi. Specialmente nelle compagnie di ragazzi non era raro andare in 2 o 3 in motorino. La cosa peraltro era ampiamente tollerata dalle forze dell'ordine (che di fatto staccavano il venerdì sera, e non si rivedevano fino al lunedì)
  • gli anni di che belli erano i film: anche qua gap temporale, quelli erano gli anni 60
  • gli anni dei Roy Rogers come Jeans: Roy Rogers, Levi's, Fiorucci, Americanino, Pepper, Stone Island erano le marche dei Jeans più in voga. Da li nascerà poi la moda dei paninari
  • gli anni del qualsiasi cosa fai gli anni del tranquillo siam qui no: all'epoca ci si aiutava tutti.!
(Effettivamente mette nostalgia questa canzoncina).


Commenti

  1. Bellissimo pezzo, sembra sia una canzone che attraversa gli anni, noi che la ascoltavamo negli anni '90 ci ritrovavamo per certi versi, anche se su scala diversa, con quei riferimenti all'aggregazione giovanile, magari le compa non erano così numerose, ma i telefonini erano ancora rari e spesso ci si ritrovava in un luogo determinato o si passava sotto casa degli amici, in motorino si andava ancora in 2, la vita era più semplice con poco si faceva molto, troppa nostalgia effettivamente.

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  2. In realtà c'è qualche inesattezza: il Grande Real si riferisce a quello della "Quinta del Buitre", la cui formazione titolare era un ritornello (Buyo, Chendo, Tendillo, Macheda, Sanchis, Gordillo, Pardeza, Michel, Butragueno, Martin Vazquez, Hugo Sanchez) e si tratta di pieni anni '80. Lo stesso i "bei film" si riferisce a tutto il filone comedy trash italiano anni 80

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    Risposte
    1. In effetti così tutto ha molto più senso. (Anche se l'espressione "che belli erano i film" ricorda molto di più i 50/60). Però in effetti così il cerchio si chiude

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  3. la discoteca celebrità non era immaginaria ma esisteva in centro a Pavia il mitico Cele la domenica pomeriggio quando ero ragazzino e in settimana la sera quando ero piu grande.....

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