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L'avvelenata - Francesco Guccini

Francesco Guccini canta l'avvelenata

Guccini e il Bertoncelli che spara cazzate!

Trattasi di una canzone un po' anomala nel repertorio del grande cantautore di Pavana, ma che è entrata da subito tra le preferite dai suoi fans. Dei suoi fans, non da lui! Lui ha passato anni a rinnegarla, rifiutandosi categoricamente di cantarla nei concerti (destino che brano condivise con Eskimo). Questa canzone ha una genesi originale: Francesco non la aveva inserita in nessun disco, ma aveva cominciato a cantarla per scherzo ai concerti. Fu proprio il misterioso "Bertoncelli" a venirne a conoscenza e a convincere il cantautore ad inciderla su di un LP. Fu sempre il critico musicale ad invitarlo a non togliere il riferimento alla sua persona dal testo della canzone. E fece bene, per anni generazioni di ascoltatori si sono domandati chi fosse questo fantomatico "Bertoncelli", aumentando ancor di più la popolarità e la curiosità verso questo originale pezzo e dando una qualche forma di immortalità al critico musicale (che come critico ebbe una carriera di dubbio successo). Ne approfitto per suggerirvi la lettura di "pop story", un'obsoleta, ma divertente, critica al panorama pop scritta dal Bertoncelli negli anni 80. Una volta inciso Guccini si è rifiutato per anni di cantarla ai concerti, così come rifiutava di cantare Eskimo, fino alla turnee "d'amore, di morte e di altre sciocchezze", in cui ha finalmente dato al suo pubblico quello che gli chiedeva da anni. Fu sempre in quella turnee che nacque lo strano rituale di suonare "UFO Robot" negli attimi che precedono l'uscita del cantante sul palco. Qualcuno si accorse infatti, semplicemente leggendo i crediti sul retro copertina, che Ellade Bandini, Ares Tavolazzi e Vince Tempra erano gli autori della sigla del fortunato manga di Gō Nagai. Sull'onda di questo scoop qualcuno arrivò addirittura ad insinuare che il cantante di Gig Robot d'Acciaio fosse Piero Pelù dei Litfiba, ma in questo caso c'è stata una netta smentita.

La critica musicale negli anni del comunismo.

Di cosa parla questa canzone? Non dimentichiamoci che siamo negli anni '70, e i giovani comunisti attaccano ferocemente gli artisti che si vendono per denaro. Quelli che predicano alti ideali, in particolare il comunismo, e alla fine, una volta incassato il cachet, diventano borghesi e commerciali. Tra le vittime di questo stillicidio non poteva mancare Guccini, che ha fatto del comunismo e dell'anarchia i suoi cavalli di battaglia. Solo agli inizi del nuovo millennio ci tenne a precisare che le sue canzoni, più che dalla fiaccola dell'anarchia, erano illuminate dalla figura di Bob Dylan. Lo stesso Bertoncelli farà un mea culpa dicendo, a proposito della sua recensione di "stanze di vita quotidiana" in cui stroncò l'opera, che "era un viziaccio dell'epoca insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere, e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa.".

L'apologia di Guccini alla propria musica.

Ecco, in questo clima, Guccini canta le sue ragioni. La sua apologia verte sui seguenti punti:
  • non accusatemi di essere commerciale: non crederete davvero che io abbia scelto di cantare per questi "quattro soldi" e per questa gloria, che può gratificare solo gli "stronzi"?
  • io sono figlio di gente semplice e ignorante, che credeva solo nella pensione e magari nella scuola. Io sono stato il primo della mia gente ad esplorare una strada nuova, quindi i miei errori non sono dovuti alla fame di gloria, quanto alla mia ingenuità
  • io non voglio fare la rivoluzione e nemmeno ispirarla: quindi voi militanti severi lasciatemi vivere, io canto solo per divertimento. E se non porto avanti i vostri ideali non comprate i miei dischi e sputatemi addosso. Ma smettetela di chiedermi di essere il vostro vate!
  • per me scrivere non è una missione e nemmeno il massimo piacere. Scrivo quando non sto bene, quando ne ho voglia, quando posso e come posso...
ma, soprattutto: "POTETE SEMPLICEMENTE FARE A MENO DI COMPRARE I MIEI DISCHI".

Guccini e la critica verso i cantautori.

"Io tutto io niente io stronzo io ubriacone... io ricco... negro ebreo comunista...". Come dire: mi state accusando di tutto e del contrario di tutto ed io non posso stare qui ad ascoltare chiunque ha un tiramento! Approvo persino i colleghi cantautori che lo fanno solo per soldi, fanno bene se hanno i "coglioni" di sopportare tutto questo: tutte le accuse, tutti gli insulti, tutti le pretese del pubblico e della critica. Io invece sono nato fesso, continuerò a fare canzonette per chi le vuole ascoltare, fregandomene altamente di tutti voi, voi che pretendete che io sia la colonna sonora della vostra rivoluzione, voi che mi guardate il portafoglio, voi che mi accusate di essere comunista, fascista, negro ebreo e comunista.

Un Guccini sempre vent'anni avanti.

Un Guccini straordinariamente avanti coi tempi e coraggioso. Lo stesso coraggio che troveranno gli altri cantautori negli anni '90, quando si poteva tranquillamente dire di non essere comunista o, addirittura, di non esserlo mai stato, ma di aver fatto finta solo per poter essere accettato da una certa frangia di pubblico. Il bello è che proprio in quella fase, con una meravigliosa canzone, Cyrano, sarà sempre lui ad esprimere dissenso verso tutti quegli autori che, una volta passata la moda, si sono levati di dosso la maschera di comunisti ed hanno indossato quella da qualunquisti. Insomma, mentre tutti scendevano dal carrozzone, lui c'è risalito.
Insomma, come tutti i grandi, è sempre fuori dal tempo.

Chi era bertoncelli?

A proposito: chi era Bertoncelli? Riccardo Bertoncelli è un critico musicale, noto in particolare per il libro "Pop story. Suite per consumismo, pazzia e contraddizioni", che nel 1975 dalla rivista Gong fece una feroce recensione dell'album "stanze di vita quotidiana". Fu lui a fare pressione su Guccini perché pubblicasse la canzone l'avvelenata e perché non togliesse il riferimento alla sua persona dal testo.

Testo de l'avvelenata di Francesco Guccini.

Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...
Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...
Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...
Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...
Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!
Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!
Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni...
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!
Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!


Commenti

  1. lui è fuori dal tempo, dalle mode, dalle ideologie.Lui è lui e non si discute!!quello che dice non segue mode, non è mai banale, non è saccente ,è ironico,autoironico e la smetto qui perchè non finirei mai di elogiarlo!!

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