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Pensiero - I Pooh

pensiero dei pooh
Eccoci, ancora una volta, davanti ad una delle grandi canzone incomprese della musica italiana. La canzone viene pubblicata nel 1971, le musiche sono scritte da Roby Facchinetti ed i testi da Valerio Negrini. Da notare che la voce solista è quella di Riccardo Fogli, primo solista dei Pooh. Gli arrangiamenti sono di Gianfranco Morandi.

Pensiero non è una canzone d'amore.

Quante volte ho già scritto questa frase (vedi ad esempio Albachiara)? Chissà perché noi italiani dobbiamo cercare il significato amore su tutti i brani. Questo equivoco interessa particolarmente i Pooh, che si erano distinti a fine anni '60 per aver voluto abbandonare questo banale clichè. Pensate a "piccola Ketty", che la gente canta allegramente come se fosse dedicata ad una bambina che fa innamorare, mentre in realtà tratta argomenti "forti" come l'incesto e la pedofilia. Dedicherò a quest'ultima una delle prossime recensioni.

Di cosa parla Pensiero?

"Non restare chiuso qui pensiero": per una volta la frase va presa letteralmente. L'autore è chiuso, o meglio, rinchiuso. Perché?
"Male non ne ho fatto mai, davvero": può portare fuori strada. Un rinchiuso che non ha fatto niente di male? Mancano ancora 7 anni alla legge Basaglia, ma il dibattito sui manicomi è già in auge. Chi, se non una persona giudicata pazza, può essere rinchiusa senza aver fatto niente di male?
Ma a togliere ogni dubbio ci pensa la frase: "quella notte giù in città non c'ero", ebbene suona come un: "sono innocente". A questo punto è facile: il protagonista è un carcerato condannato ingiustamente.

I pregiudizi.

All'epoca i Pooh stavano, assieme a Nomadi, Giganti, Dick Dick, Equipe 84, combattendo una battaglia contro i pregiudizi. Loro stessi ne furono vittime, basti pensare gli fu preclusa la partecipazione al festival di Sanremo per via dei capelli troppo lunghi. "Sono un uomo strano, ma sincero" sintetizza in modo efficace questo concetto. Bastava avere avere i capelli troppo lunghi o un tatuaggio per essere un tipo sospetto...

Bisogno di spazio, di luce, di sogni.

"Riempiti di sole e vai nel cielo" sottolineano il bisogno di scappare, almeno con la mente. Ma scappare  in spazi immensi, fino al cielo. Il bisogno di sole, in contrasto al buio delle celle. Sole che vuol dire anche ottimismo, voglia di vivere e verità. 

Bisogno d'Amore.

Finalmente si parla d'amore. Non resta altro a "quest'uomo inutile". Uomo inutile, nella sua semplicità, riassuma la disperazione del carcere. Sentirsi inutili. L'unico modo per dare pace all'anima è sapere che al mondo c'è una donna che sa del suo amore per lei. Non è nemmeno detto che questa donna esista veramente, è solo un "qualcosa" a cui aggrapparsi per sopravvivere.

Testo

Non restare chiuso qui pensiero,
riempiti di sole e vai nel cielo,
cerca la sua casa e poi sul muro
scrivi tutto ciò che sai, che è vero,
che è vero.
Sono un uomo strano ma sincero,
cerca di spiegarlo a lei pensiero,
quella notte giù in città non c'ero
male non le ho fatto mai davvero,
davvero.
Solo lei nell'anima
è rimasta, lo sai,
questo uomo inutile
troppo stanco è ormai.
Solo tu pensiero
puoi fuggire se vuoi,
la sua pelle morbida
accarezzerai .
C'è sulla montagna il suo sentiero,
vola fin lassù da lei pensiero,
dal cuscino ascolta il suo respiro,
porta il suo sorriso qui vicino,
vicino.
Non restare chiuso qui pensiero,
riempiti di sole e va nel cielo,
cerca la sua casa e poi sul muro
scrivi tutto ciò che sai pensiero,
pensiero...

Considerazioni

Malgrado oggi i testi dei Pooh possano sembrare ingenui e scontati, rappresentarono un grosso passo in avanti negli anni della rivoluzione sessuale. A Sanremo si cantavano ancora canzonette d'amore, basti pensare che a vincere quell'anno fu "il cuore è uno zingaro" e per radio si censuravano canzoni che avessero avuto anche il più vago riferimento sessuale (basti pensare che 6 anni dopo Guccini venne censurato perchè nella canzone "per fare un uomo" si dice "un ora d'amore"). La forza dei Pooh stava proprio qua: riuscire a toccare argomenti scottanti come il carcere (o addirittura di incesto come su piccola Ketti) in modo poetico e quasi leggero. Sappiamo che cercare lo shock può premiare a livello commerciale, ma se avessero fatto altrimenti, probabilmente, non sarebbero "sopravvissuti" fino ai giorni nostri.



Commenti

  1. Bravo, bella recensione e finalmente qualcuno che, come il sottoscritto, stima i Pooh per quello che hanno fatto e non per quello che possono sembrare.
    Ottimo l'accostamento con Nomadi e per la profondità dei testi con Guccini.

    RispondiElimina
  2. Qualche anno fa probabilmente sarei stato tra quelli che giudicavano i pooh per quello che potevano sembrare. È proprio vero che dobbiamo imparare ad ascoltare le canzoni senza pregiudizi.

    RispondiElimina
  3. Una piccola correzione: le musiche sono di Roby Facchinetti e i testi di Valerio Negrini (nell'articolo le due parti sono inverite).

    RispondiElimina

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