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Il carrozzone - Renato Zero

il carrozzone del circo che per renato zero rappresenta la vita
Il circo della vita.

Il "carrozzone" è, nel gergo, un modo di chiamare il circo. Il carrozzone, nella canzone del grande autore romano è la vita. Non dimentichiamoci infatti che tutte le maschere del circo, altro non sono che caricature di personaggi della vita reale. Le regine, i fanti ed i re che vediamo al circo sono quelli che ci circondano nella realtà. Attenzione però: questa non è una canzone sulla vita, ma sulla morte: "sotto a chi tocca in doppiopetto blu, una mattina sei scesa anche tu". Scendere dal carrozzone del circo significa abbandonare la vita, naturalmente il doppiopetto blu, simbolo dell'eleganza, fa rifermento al fatto che il morto in occasione del funerale viene vestito nel modo migliore.

Chi è il defunto?

Su questo punto non esiste una figura certa. Interessante il commento di kika, che, dalla frase "stringevi forte e la paura era allegria", deduce che si tratti di un padre, che con la sua stretta forte cancella ogni paura. Resta il dubbio legato al fatto che la canzone sembra dedicata ad una donna. Un anonimo aggiunge che si tratti del padre di Renatone, ma, in realtà, il testo è stato scritto da Franca Evangelisti per Gabriella Ferri (che poi ha rinuciato a cantarla).

Ridi buffone per scaramanzia

Il carrozzone va avanti da sé,
con le regine, i suoi fanti, i suoi re…
Ridi buffone, per scaramanzia,
così la morte va via
Parla del carrozzone della vita e introduce subito il concetto di morte. La morte da sempre è stata esorcizzata con dei rituali sia teatrali, sia religiosi, a scopo scaramantico. Infatti, come verrà ricordato a fine canzone, il carrozzone va avanti da se, come un carillon a molla precaricato, e la morte è solo un piccolo evento all'interno dello spettacolo.

La morte è un evento che tocca a tutti

Musica, gente, cantate che poi
Uno alla volta si scende anche noi…
Sotto a chi tocca… in doppiopetto blu
Una mattina sei sceso anche tu!
Bella la vita che se ne va
Tutti noi dovremmo scendere dal carrozzone, e in occasione del funerale verremo vestiti con i nostri abiti migliori (il doppiopetto blu), adornati di fiori e profumati di incenso. E' arrivato il turno della persona a cui è dedicata la canzone. Nulla si sa di questa persona, nemmeno se si tratti di un maschio o di una femmina, solamente un strofa più avanti ("proprio sul meglio ha detto no") ci fa pensare ad un giovane. Il "bella la vita che se ne va" credo vada presa in modo ironico.

I valori semplici

Un fiore, un cielo, la tua ricca povertà
Il pane caldo, la tua poesia…
Tu che stringevi la tua mano nella mia!
Bella la vita, dicevi tu
È un po' mignotta e va con tutti, sì però…
Però, però… proprio sul meglio, t'ha detto no!
 Nel momento dei grandi drammi, in questo caso la morte, è facile riscoprire il valore delle cose semplici, come il sapere del pane caldo, il calore di una stretta di mano, la poesia... Peccato che se ne sia andata proprio sul meglio (e se a morire fosse stato proprio un bambino?).

La cinica indifferenza del carrozzone.

 il carrozzone riprende la via,
facce truccate di malinconia..
Tempo per piangere, no, non ce n'è,
tutto continua anche senza di te..
Bella la vita che sene va…
Vecchi cortili dove il tempo non ha età,
i nostri sogni, la fantasia …
ridevi forte e le paura era allegria!
Bella la vita, dicevi tu,
e t'ha imbrogliato e t'ha fottuto, proprio tu!!!
Con le regine, con i suoi re,
il carrozzone va avanti da se
Alla fine, quello che sembra un dramma totale, non è altro che una rutine nel ciclo della vita. Passato il momento del dramma e dei pianti ipocriti, tutto riprende come prima. Restano solo i ricordi, i cortili dove si giocava da bambini, i sogni mai realizzati, la fantasia e per finire la beffa. La morte che sembra essersi presa proprio una persona che amava la vita, che era viva, che manifestava apertamente il suo entusiasmo per le cose. Ma alla fine anche questo poco conta, il carrozzone ricomincia il suo percorso e ci cancella dalla memoria, come se non fossimo mai esistiti.

Renato Zero affronta il tema della morte.

Che dire di questo che, tutt'ora, è considerato uno dei migliori testi di Renato Zero e, aggiungo io, della musica italiana in generale? Tante cose. Per cominciare, negli anni in cui la musica italiana si sforzava di uscire dal solito cerchio "cuore fa rima con amore", il cantautore romano esplora un tema del tutto nuovo: quello della morte. E riesce a farlo con leggerezza e poesia, senza forzare mai la mano, riuscendola a rinchiudere dentro una gabbia di indifferenza, ma mai di cinismo. Come una cosa da accettare, nella certezza che continueremo a vivere nei ricordi delle persona alle quali siamo riusciti a regalare un sorriso o un momento di gioia.



Commenti

  1. è la cruda realtà scodellata in versi poi in musica chissà forse così sarà meno triste?

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    1. Senza dubbio, sapere che la morte è uno dei componenti della vita ci aiuta ad affrontarla in modo più sereno

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  2. Precisiamo che il testo e' stato scritto da Franca Evangelisti e la musica da Piero Pintucci, questo brano era destinato a Gabriella Ferri che si e' rifiutata di cantarlo e quindi in seconda battuta e' stato affidato a REnato Zero. Questa e' storia. quindi Renatone con questo testo non c'entra nulla.

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  3. Ad ogni modo "Renatone" o "non Renatone" io credo che questa canzone sia stata scritta per un genitore... "stringevi forte e la paura era allegria", sensazione che si prova quando si è bambini... io propenso per un papà :)

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    Risposte
    1. LO PENSO ANCH'IO, E CREDO SI TRATTI DEL PAPà DI RENATO. è UN MIO CONVINCIMENTO... CIAO KIkA.

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  4. Solo lui comunque riesce a dargli giusta interpretazione e atmosfera....e scusate se è poco.....

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