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Samarcanda - Vecchioni

Roberto Vecchioni canta Samarcanda
Il vero significato di Samarcanda

Ed eccoci, ancora una vola, davanti al significato di uno dei testi più incompresi della storia musica italiana: la popolarissima Samarcanda del maestro Vecchioni. Non so perché, ma nello scrivere di questo brano, continuo a pensare all'altrettanto grande Moonlight Shadow di Mike Oldfield. Cosa possono avere in comunque due brani così diversi? Una perfetta discrasia tra musica e testo: si tratta di melodie e ritmi così "ballabili" che, la maggior parte degli ascoltatori, non ha capito che in queste canzoni il tema è la morte. Un effetto voluto? Una fatalità? Un lampo di genio? Direi la terza. Spesso nella letteratura, specialmente nel teatro, al morte viene rappresentata in modo allegro e quasi goliardico. Aggiungo che questa visione della morte diventa tanto più accentuata quanto più dovrebbe fare paura. Ma come ai tempi della peste la morte è stata rappresentata in modo quasi giullaresco. Forse è il bisogno dell'umanità di esorcizzare la paura.

Vecchioni narra la "parabola della morte inevitabile"

Bene, torniamo al nostro autore. Come detto sopra, Roberto Vecchioni nasconde dietro una musica allegra e ballabile un testo che parla di morte. Chi è la morte? La morte è la "quella nera signora""... "vide che cercava lui e si spaventò". Ovviamente la "Nera signora", altro non è che la rappresentazione della morte. Ma mi voglio fermare qui per un momento, perché, in realtà, l'idea della canzone non è originale, ma è stata ispirata niente meno che "alla parabola della morte inevitabile", un passo appartenente al Talmud, uno dei testi sacri del ebraismo. Qui si parla di come il re Salomone abbia aiutato due scribi a scappare dalla morte che li stava cercando. Il giorno seguente Salomone vede le morte allegra e gliene chiede spiegazione, e la nera signora gli risponde che le due persone che stava cercando si erano recate spontaneamente nel luogo dell'appuntamento. Della serie: il giorno della nostra morte è scritto in cielo ed è inevitabile. Questo il significato del passo sacro e, vedremo, anche della canzone che, a questo punto, diventa anche facile da interpretare.

Il viaggio di Vecchioni verso Samarcanda

La guerra è finita, e tutta la nazione è in festa. Un momento di grande gioia. Quest'immagine è probabilmente tratta dal romanzo di John O’Hara "appuntamento a Samarra", da cui, forse, per motivi a me ignoti, ha derivao il nome Samarcanda. Comunque, davanti all'indifferenza del mondo intero, la morte è venuta per lui e, come disse Renato Zero sul Carrozzone, è arrivata proprio sul meglio. E allora non c'è niente da fare: bisogna scappare, ma dove? Lontano, lontanissimo, dove nessuno lo può raggiungere: a Samarcanda! Nell'immaginario Samarcanda, città dell'uzbekistan, è un posto lontanissimo nella via della seta. Talmente lontano che, nei secoli, era considerato quasi un luogo immaginario. La fine del mondo insomma, anzi, quasi un altro mondo. 
Molto poetico il percorso che il nostro percorre per raggiungere la tanto agognata Samarcanda: 
Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
quasi un viaggio epico, una via di mezzo tra realtà e fantasia. Ma la nera signora non lo abbandona per tutto il viaggio e, come per le sacre scritture ebraiche, alla fine la trova ad attenderlo alle porte della città. Il soldato si arrende al fato, ma prima le chiede il perché di quello sguardo maligno. La morte le risponde che non era uno sguardo maligno, ma preoccupato: temeva che non arrivasse a Samarcanda in tempo per l'appuntamento. Ed ecco che qui torniamo con la storia di Salomone: il soldato non è scappato dalla morte, ma andato incontro alla morte,esattamente come gli scribi si Salomone. Ancora una volta, il destino è inevitabile.

Testo della canzone Samarcanda di Roberto Vecchioni

Ridere, ridere, ridere ancora,
Ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera,
brucia nella gola vino a sazietà,
musica di tamburelli fino all'aurora,
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera signora,
vide che cercava lui e si spaventò.

"Salvami, salvami, grande sovrano,
fammi fuggire, fuggire di qua,
alla parata lei mi stava vicino,
e mi guardava con malignità"
"Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re,
presto, più presto perché possa scappare,
dategli la bestia più veloce che c'è

"corri cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò,
non ti fermare, vola ti prego
corri come il vento che mi salverò
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era tra la folla quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò:
"Eri fra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità,
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua!"

"Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là...
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà
oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh

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