Siamo quasi in estate, ed è bello dedicare un post ad argomenti leggeri. Alcune sigle tv che hanno allietato l'infanzia a chi è nato fra gli anni 70 e i 90.
Sono Lupin, non Robin Hood!
La canzone è famosissima: Lupin III fisarmonica, eseguita dall'orchestra Castellina Pasi. Forse la più iconica sigla dei cartoni dedicati a Lupin III, nipote di Arsenio Lupin il ladro gentiluomo.
A un certo punto dice: "ruba i soldi a chi ne ha di più, per darne a chi non ne ha. Sembra giusto, però non si fa..."
Peccato che la figura di Lupin nel cartone animato giapponese, amava l'arte senz'altro. Amava mettersi a rischio. Voleva fare colpo su una ragazza, ma, i soldi se li teneva tutti. Chi rubava i soldi per darli ai poveri era Robin Hood.
Teniamo comunque buona l'ipotesi: testo scritto dal punto di vista di una donna affascinata da Lupin e che lo idealizza: "se denari, gioielli e tesori non ho a Lupin il mio cuore darò". OK, chiamiamolo "cuore" [SI SCHERZA].
Altro "easter egg" nascosto nella sigla, una contraddizione: "chi lo sa che faccia ha, chissà chi è, ...sanno che si chiama Lupin"... e poco dopo, invece, "chissà dov'è, dappertutto hanno visto Lupin" ...
Ma se lo hanno visto ovunque, come fai a non sapere che faccia ha? Testi scritti in fretta evidentemente, diventati però un classicone delle sigle tv.
Forse un po' meno iconica, ma più fedele al personaggio sia come testo sia come stile, è "Lupin l'incorreggibile".
Moige, Codacons, toglietevi proprio!
Nico Fidenco e Bem, il mostro umano. 1981. Uno dei primi cartoni horror. Musica inquietante e parla deliberatamente di coltelli, pestare a sangue, randelli... Chissà se "quelli che benpensano" [cit. Frankie Hi Nrg] scandalizzati per Lino Banfi e il "porca puttèna!" nello spot di una compagnia telefonica, "babbo natale non esiste" o per l'asteroide che colpisce la mamma dentro le pubblicità televisive, sono cresciuti con queste canzoni?
Per non parlare della sigla Bim Bum Bam del 1984 dove si fa riferimento esplicito alle armi da fuoco. Questa è quasi sicuramente una trollata (doppio senso con provocazione) sul fatto che, prima di Alessandra Valeri Manera, a scrivere il testo di "bim bum bam" era Luciano Beretta.
Va bene, l'onomatopeico "bim bum bam" ci sta con gli spari, ma insomma...
Arnold e il suo "sviluppo personale"
Sempre Nico Fidenco, autore di molte sigle tv in quegli anni, ha descritto anche Arnold - un bambino afroamericano povero, adottato da un ricco, nella serie americana "diff'rent strokes" tradotta in italiano come "il mio amico Arnold".
Nella sigla viene raccontato come un bambino che combina un disastro dopo l'altro e nella canzone i suoi guai si evolvono:
"... ti prende il tubetto del dentifricio, lo spalma felice per tutto l'ufficio." "...se sulla faccia ti salta un ranocchio, o una pallina ti arriva in un occhio, o in tasca trovi la zampa di un'oca. Puoi star sicuro è Arnold che gioca."
Non vogliamo sapere come te la sei procurata, la zampa di un'oca. ma abbiamo ragione di credere che il prossimo obiettivo della tua evoluzione personale, sarà appendere tuo fratello per le orecchie con le mollette della biancheria. [SI SCHERZA].
La legge del fil di ferro: regola del tennis?
"Destra sinistra, sinistra destra, la folla guarda, grida e protesta."
Sembra la descrizione di un comizio elettorale, invece è il ritornello di Jenny la tennista, sempre da Nico Fidenco, per l'omonimo cartone animato.
Il brano continua con una frase inquietante: "Poi per la legge del fil di ferro, si svita il collo e si stacca la testa".
Lo stesso Nico Fidenco, in un'intervista al Lucca Comics 2007, ha spiegato che "la legge del fil di ferro" è una metafora per indicare i movimenti delle persone. Guardare la pallina che si muove da destra a sinistra in continuazione. E il filo di ferro quando lo giri di continuo prima o poi si spezza. La canzone ha voluto creare un'immagine esagerata come se il collo degli spettatori facesse la stessa fine del metallo, per indicare che la partita di tennis quando gioca Jenny è particolarmente intensa.
Paolino e lo scoiattolo
Nel 1982 è uscito un cartone che si chiamava "lo scoiattolo Banner", raccontava le avventure di uno scoiattolino accudito da una gatta e cresciuto comportandosi come un gattino.
Nella prima strofa, dove descrive il personaggio, a un certo punto dice: "lavarsi pochino, proprio come fa Paolino".
Non è un protagonista del cartone ma è Paolo Peroni, figlio di Mitzi Amoroso (fondatrice del gruppo "le mele verdi" che hanno cantato Banner). "Paolino" partecipa alla canzone dello scoiattolo.
Esiste una coincidenza curiosa: nel 1981, come lato B del singolo "il ballo del qua qua", Romina Power ha inserito un brano che si chiama proprio "Paolino Maialino" e racconta di un bambino che non si lavava mai.
Rivoluzione francese o Independence Day?
La sigla è quella di un cartone animato ambientato nella rivoluzione francese, il Tulipano Nero, arrivato in Italia nel 1984.
"Pierino", disse la maestra. "Quando avvenne la presa della Bastiglia?"
"Il quattro luglio! Sì! Quattro luglio! Sono sicuro, lo dice Cristina D'Avena. Il quattro luglio si arrende il bastione, il quattro luglio c'è la rivoluzione!"
La presa della bastiglia non è il 4, ma il 14, il 4 luglio è l'indipendenza americana.
Alessandra Valeri Manera, autrice di questo e di moltri altri testi, ha dichiarato di aver scritto la sigla, ma facendo un segno con la penna per indicare che su "14 luglio" la metrica non fosse precisa, e bisognava fare attenzione.
Invece è stato frainteso, cancellando l'uno, e la prima versione è uscita col quattro luglio!
Poi il 33 giri è stato rifatto correggendo il testo: "lungo la senna si arrende il bastione, il re tentenna c'è la rivoluzione".
Ma perché nessuno ha controllato prima? Cos'è successo davvero?
Le cicale e la formica
Heather Parisi, 1981. Sigla del programma tv "fantastico", famosissima. Cicale.
Il testo è surreale, pieno di "non senso", però in mezzo c'è anche un doppio senso. Non è "cicale", ma "ci cale": deriva da un verbo antico, ormai quasi in disuso, che significa "importare" - anche l'espressione "non chalance" deriva da lì.
Quindi il testo è così:
"delle cicale, ci cale ci cale. Della formica, invece non ci cale mica. / Del carnevale, ci cale. Di chi fa pianto, ci cale ma mica poi tanto..."
In sostanza, una canzone leggera che dice una verità: "di chi si diverte ci importa, di chi soffre e lavora ci importa molto meno".
Cosa gira a Daltanious?
Equivoco nel testo della sigla Daltanious: non dice "è daltanious che compare giù", ma "è daltanious bim bum bale giù" - non significa granché, è una specie di formula magica per dire "in men che non si dica, il nemico sparisce".
Quando lo trasmettevano su Junior Tv, però, creavano un simpatico fraintendimento. La sigla diceva "tutto disintegra quando gli girano, le lame boomerang."
Peccato che la facessero sfumare, abbassando il volume, su "quando gli girano..."
Spank, Cagnolino da sculacciare?
Cartone puccioso su una ragazzina e il suo cagnolino. La sigla iconica "Hello Spank resta con me", nel tempo è cambiata con una interpretata da Cristina D'avena che ha monopolizzato il mondo dei cartoni.
Il particolare qui è un piccolo equivoco perché il ritornello ripete più volte il nome del cane. Spank. Da solo. E Spank, in inglese, significa sculacciare. Creando dei simpatici doppi sensi.
Portare sfortuna a Ken Shiro
La canzone "ken il guerriero", nelle strofe va avanti spesso a ripetere la parola "mai".
"mai mai scorderai", almeno un paio di volte.
Finché a un certo punto se ne esce con: "vai, vai, tu vivrai, giorni felici".
Frase di incoraggiamento. Però se tu con l'orecchio sei abituato al "mai"?
Ti uscirà sempre "mai, mai, tu vivrai, giorni felici!" Beh, grazie! Fossi Ken, toccherei ferro fino alla morte.
Queste sono solo alcune delle sorprese nelle sigle dei cartoni, chissà però quante altre ce ne sono?
Credito a: canali YouTube Stefano Piffer e Memorie a 8 bit.
Commenti
Posta un commento