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Docenera - Fabrizio de Andrè

fabrizio de andre canta dolcenera

Il solito genio genio frainteso.

Ed eccoci alle solite... un grande artista, un genio, un caso unico nel panorama della musica mondiale, scrive un testo toccante e profondo che in tanti, troppi, confondono con una canzoncina d'amore. L'equivoco sta nella frase "la moglie di Anselmo non lo deve sapere". Sapere cosa? Che Anselmo ha l'amante, a detta di molti. Ma come diciamo sempre, i testi dei grandi artisti vanno analizzati e, soprattutto, non bisogna mai cadere nell'errore di credere all'interpretazione più evidente.
È possibile dare due spiegazioni al testo: una ignorando la storia che viene narrata nelle sue strofe, l'altra conoscendola. Ci soffermiamo sulla prima, poi parleremo della seconda.
Guardala che arriva guarda com'è com'è 
guardala come arriva guarda che è lei che è lei 
guardala come arriva guarda guarda com'è 
guardala che arriva che è lei che è lei 
nera che porta via che porta via la via 
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera 
nera che picchia forte che butta giù le porte 

Chi è Dolcenera?

Fin qui potrebbe essere qualunque cosa. Effettivamente anche una bella mora, di quelle che ti travolgono, che ti sconvolgono la vita, che ti fanno perdere la ragione, che abbattono qualunque resistenza. E, conoscendo il linguaggio del grande artista genovese, potrebbe averla anche descritta con queste parole. L'equivoco può essere rafforzato dalle seguenti strofe:
ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere 
ché è venuta per me 
è arrivata da un'ora 
e l'amore ha l'amore come solo argomento 
Ebbene si, c'è una signora che, con arroganza, è andata a trovare Anselmo! Sarà la sua amante? Leggiamo queste:
Non è l'acqua che fa sbadigliare 
(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre 
nera di malasorte che ammazza e passa oltre 
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna luna 
nera di falde amare che passano le bare 
La frase più importante è: "nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna luna", che ricorda immediatamente la signora vestite di nero e che in mano porta la falce! Ma non ricorda la morte classica. Queste strofe sembrano identificarla come una figura diversa:
quando ingorga gli anfratti si ritira e risale 
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda 
e la lotta si fa scivolosa e profonda 
Guardala come arriva guarda com'è com'è 
guardala come arriva guarda che è lei che è lei 
acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti 
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire 
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti
oltre il muro dei vetri si risveglia la vita 
che si prende per mano 
a battaglia finita 
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
Più che la classica morte sembra una Dea, magari la Dea dei marinai o, comunque, una dea che che rappresenti una forza della natura legata all'acqua. Una tempesta, uno tzunami, un'alluvione... E qui ci viene incontro il titolo della canzone: "Dolcenera". Il titolo della canzone è, oltre che il nome di una famosa cantante, il nome di uno dei fiumi di Genova, il fiume che sistematicamente esonda quando ci sono troppe precipitazioni. Un fiume che, oltre ad aver allagato numerose borgate, ha causato anche numerose vittime. A questo punto tutto diventa chiaro. È una canzone su una delle alluvioni di Genova, mentre la moglie di Anselmo è una donna che aspetta invano il marito, perchè questo, già da un'ora, ha avuto il suo appuntamento con la dea della morte.

Un capolavoro di un artista geniale!

Che dire? De Andrè non delude mai. Ogni sua canzone è un piccolo capolavoro. In questo caso ha abbandonato la poesia per parlare di una disgrazia realmente avvenuta, ma il suo linguaggio è così forte da averlo fatto diventare poesia a sua volte. Col massimo del rispetto, mi sento di dire che esiste un abisso tra questo testo e quelli scritti in numerose brutte occasioni (come guerre o terremoti). Grande Faber, la tua opera resterà unica nella storia!

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